Perché ovunque sta emergendo intolleranza, antisemitismo e rancore etnico?





21/02/2020
Politica



Abbandono per una volta gli argomenti a me più usuali, con un post che farà di certo discutere.





Ovunque nel mondo occidentale, sono sempre più frequenti gli episodi di intolleranza, di antisemitismo e rancore etnico.

Specie nell'ultimo periodo, agli episodi di intolleranza verso le popolazioni che migrano dai paesi africani o del medio oriente, si sono aggiunti sinistri episodi di antisemitismo, diretti in questo caso verso persone residenti in occidente da anni, ben integrate e economicamente autonome.


Non intendo qui discutere delle possibili soluzioni per arginare questo fenomeno, né delle conseguenze che esso potrà avere nel futuro prossimo. Intendo invece affrontarne le cause, partendo dall'idea che ci sia una radice comune, in tutti questi avvenimenti, e fornendo un punto di vista insolito, che, premetto, potrà trovare molti di voi in disaccordo.


Le spiegazioni "classiche" che si danno in merito sono la perdita della memoria storica e la perdita di benessere.


La prima è un fenomeno inevitabile: i sopravvissuti dei campi di concentramento sono sempre meno, sempre più anziani e stanchi di divulgare le loro esperienze dirette. Un'esperienza indiretta, come quella di un figlio che apprende dal padre ciò che lui ha visto con i suoi occhi, non è mai paragonabile a una diretta, di chi vede con i propri occhi, e a ogni passaggio generazionale si perde la maggioranza del messaggio originale. Ormai siamo alla terza generazione e il messaggio residuo, ridotto a una frazione di quello originale, non è più in grado di costituire un argine efficace agli episodi di intolleranza. Mentre le altre forme di esperienze indirette, come le visite ai luoghi di interesse o le giornate commemorative hanno ancora meno efficacia delle precedenti.


Per quanto riguarda il secondo punto, il benessere in progressivo aumento potrebbe aver contribuito per qualche decennio a dare stabilità emotiva, grazie all'idea di ulteriori miglioramenti, nel futuro prossimo. Ora viviamo in un prolungato periodo di crisi economica e incertezza nel futuro, che ha favorito il ripresentarsi delle condizioni che già negli anni '20 portarono all'ascesa di regimi autoritari, come in Germania.


Credo che entrambe queste ipotesi possano aver avuto un ruolo, ma che nessuna delle due possa esser stata determinante, per il verificarsi di quanto stiamo osservando oggi.


Come si sa, la storia viene scritta dai vincitori, e la sinistra degli anni '50 era molto diversa da quella attuale. Forse perfino irriconoscibile, se vista con gli occhi di un ragazzo di oggi.

Frutto a sua volta di mentalità estremiste, si è macchiata di gravi colpe, dopo la fine dei regimi di estrema destra.

Il velo di omertà calato sulle foibe e sugli esuli istriani ne è un esempio. Esso ha necessitato di diverse decadi per poter essere sdoganato e riconosciuto.


Purtroppo temo che esso non sia l'unico episodio: penso ce ne sia stato un altro, più grave ancora e che tuttora non è riconosciuto.

Nessuno ne parla, e ritengo sia all'origine dei nuovi episodi di intolleranza.


Per illustrarvelo faccio un passo indietro.

Se mi chiedete se tornerà mai il fascismo in Europa, vi risponderei che è impossibile. Le condizioni che hanno portato a quel regime erano molte, e quasi tutte non sono ripetibili oggi. Globalizzazione, uso dei canali di comunicazione e informazione, memoria storica sugli eventi del ventesimo secolo, sono solo alcune dei parametri, uno solo dei quali basterebbe a impedire il ripetersi di quegli eventi.

Se invece mi chiedete se in Europa ci sono ancora fascisti, nel senso di xenofobi con convinzioni legate al culto della razza, vi rispondo di sì. Le notizie più recenti purtroppo lo dimostrano.

Dunque perché adesso? Perché ora sono tornati?


Il punto è tutto qui: loro non sono tornati.

Non sono mai andati via.


E in questo risiede a mio avviso la grave colpa della sinistra del novecento europeo, di cui ho parlato prima.


Per spiegarvi il mio ragionamento vi racconto questa storia.

Una volta c'era un uomo di colore. Egli venne mandato in prigione, perché viveva in un paese in cui quelli come lui venivano fortemente discriminati e le loro idee censurate. Passò buona parte della sua vita in cella o ai lavori forzati, e quando uscì gli anni migliori della sua vita se ne erano andati. Poi il fato volle che, grazie a ciò che aveva fatto durante e prima della sua prigionia, un numero sempre maggiore di seguaci si formò intorno a lui. Venne poi il giorno, incredibile a dirsi, che egli raggiunse infine il potere nel suo paese, divenendone il presidente. Avete ovviamente già capito che sto parlando di Mandela, giusto? Ebbene, quando ottenne finalmente il potere di vendicarsi sui suoi aguzzini, cosa fece? La risposta la sapete tutti, e in essa risiede la soluzione del problema. Mandela li perdonò, voltò pagina, e mostrò loro che la convivenza era possibile: poteva esistere un mondo in cui coesistere, entrambi alla luce del sole, entrambi con eguali diritti. E così, col tempo, i suoi aguzzini persero il loro rancore, ed esso morì con loro, non venendo trasmesso più alle nuove generazioni.


Purtroppo, la sinistra nell'occidente (non solo in Italia) fece una cosa diversa. Spinta dalla vendetta fece ciò che aveva subìto fino a poco prima. Spinse i fascisti nell'ombra, obbligandoli a nascondere le loro idee e rinunciarvi pubblicamente.

Ma nascondendo la polvere sotto il tappeto non la si elimina, e le braci sotto la cenere restano calde per moltissimo tempo, dopo che l'incendio è spento.

I fascisti sono stati spinti a celare il loro rancore nell'ombra, insieme a tutto quello che subirono dopo la fine della guerra, trasmettendolo poi alle nuove generazioni.

Certo, non apertamente o in maniera esplicita. Il più delle volte solo tramite alcuni commenti, alcune esternazioni, alcune mancanze di rispetto. Parole scappate e sguardi pesanti che però i figli hanno colto, loro malgrado. E così, tutte le braci sono rimaste lì, sotto la cenere, in attesa del momento giusto, come ad esempio una prolungata crisi economica, per riemergere.


La sinistra europea ha avuto l'occasione di fare la cosa giusta: mostrarsi superiore ai suoi nemici.


Perché chi ha ragione non ha bisogno di alzare la voce. E chi è nel giusto non cerca vendetta.


La sinistra poteva renderci orgogliosi di lei, ed essere di ispirazione per le future generazioni, come lo è stato Mandela per il suo popolo, mostrando ai fascisti che un altro mondo era possibile. E che il benessere e le sicurezze che loro cercavano era possibile raggiungerle anche attraverso altre vie, con il rispetto altrui e la libertà di opinione.


Poteva regalarci una Italia e una Europa senza nuove generazioni di fascisti.


Ha avuto la sua occasione.

Invece li ha spinti sotto il tappeto.

E loro, lì sono rimasti.