Scienza, fede, magia e democrazia





26/01/2018
Attualità



Sembra un assurdo polpettone, ma non lo è. E queste quattro parole sono strettamente collegate fra loro. In verità voglio farmi conoscere un po’ meglio, e intendo farlo discutendo un argomento che mi sta particolarmente a cuore.





In questi ultimi anni (forse dovrei dire decenni) abbiamo assistito a una progressiva perdita di fiducia nella scienza, da parte dell’opinione pubblica. Lo vediamo in campo medico, con le contestazioni sull’obbligatorietà dei vaccini, o con la volontà di ricorrere alla medicina alternativa, ma anche in svariati altri settori. Pensate solo alle temute fughe di radiazioni, che l’esperimento Sox del Gran Sasso ha innescato pochi mesi fa. Queste forme di ribellione allo status quo, oggi divampano più che mai e proliferano, grazie anche ai social media.


Premetto, per chi non avesse spulciato la pagina autobiografica di questo sito, che io ho studiato astronomia e ho dunque una formazione scientifica.


Eccolo! Direte voi. Sicuramente è dalla parte dei vaccini! Allora, permettetemi di spostare la vostra attenzione su altro. Non mi interessa dibattere sulle conseguenze di questo atteggiamento. Oggi intendo solo cercare le cause di questa diffusa diffidenza.


A mio avviso, gli unici responsabili sono, purtroppo, proprio gli scienziati.


Per spiegarlo partiamo da due semplici affermazioni:

1) Nel nostro inconscio, ogni forma di tecnologia molto più avanzata di ciò che il nostro buon senso possa comprendere, è indistinguibile dalla magia.

2) Gli scienziati vi hanno insegnato ad avere fede nella scienza.


Prendete una persona vissuta secoli fa (chiamiamola Gino): quasi tutto ciò che Gino ha potuto osservare, nell’arco della sua vita, è stato piuttosto comprensibile. Il funzionamento di quasi ogni cosa era intuibile, perché la tecnologia dell’epoca era semplice e basilare. Al più, se assisteva a qualcosa di insolito, come una guarigione improvvisa, poteva credere di aver assistito a un miracolo o a una magia.

Ora prendete una persona del nostro tempo (questa la chiamiamo Giorgio): fin dalla sua nascita, Giorgio è circondato da cose che non può comprendere con il buon senso. La tecnologia è frutto di secoli di sperimentazioni e progresso. Inutile, lui è un misero uomo, non può arrivarci. Il primo istinto è quello di considerare ogni cosa una magia, ma Giorgio è ancora troppo piccolo per sapere il significato di questa parola, quando incontra la tecnologia. Poi vede che nessun altro ne rimane stupito, e lentamente si abitua. Gli viene detto che è tutto ok, che è normale, che fa parte del mondo in cui vive.


La conseguenza (gravissima) è che nella mente di Giorgio viene innestato un seme, che in quella di Gino non c’era. Lo chiamo il seme dell’end user, la sindrome dell’utente finale. Che si legge circa così ”Ehi tu! Abituati a vivere in un mondo pieno di cose che non puoi comprendere. Limitati a usare ciò che ti viene dato, non cercare di capirlo. Non ti basterebbe un secolo di studi, per comprendere pienamente come funzionano tutte le singole cose di cui puoi beneficiare (e di cui devi beneficiare, se vuoi restare socialmente inserito).” Ma questa mancanza di semplicità e trasparenza, questo senso di inferiorità che molti nemmeno si rendono conto di provare, talmente è radicato e piantato in giovane età, può comportare uno sgradevole effetto collaterale. La diffidenza.


Ovvero, se non posso personalmente assicurarmi di come agisce o funziona una particolare tecnologia o cura, come posso essere certo che non mi rechi alcun danno?

Certo, anche Gino non aveva idea di come agissero le cure o le medicine della sua epoca, ma era cresciuto in un mondo più semplice. Erano poche le cose che non poteva comprendere, e quindi non faceva molta fatica ad accettarle.


E qui entrano in scena i nostri amati scienziati.

Lasciatemi dire che loro hanno moltissime qualità, ma di certo non capiscono nulla di comunicazione. E bona parte del problema lo hanno creato loro, ripetendovi sempre una frase, che è quanto di più sbagliato si possa immaginare. “Dovete avere fede nella scienza.”

Quante volte l’avete sentita? Dite la verità!


Una frase nata per mettere a tacere Giorgio con spocchiosa altezzosità, e che gli è stata ripetuta mille e più volte, come un dogma. Magari come forma di rivincita, del resto uno scienziato è un individuo che si è fatto il mazzo per tentare di capire almeno una parte di tutta quella “magia” che ci circonda dalla nascita, mentre Giorgio si era subito arreso, non è così?

Va beh, arroganza a parte, gli scienziati facendo così hanno peggiorato le cose. Perché, paradossalmente, gli hanno chiesto di fare quello che loro non farebbero mai! Cioè avere fede.


La scienza, quella vera, ha bisogno di prove empiriche, di certezze dimostrabili. Altroché fede! Qualunque teoria, anche una di quelle confermate da secoli di esperimenti, cadrebbe in un solo istante, se un giorno anche uno solo di quegli stessi esperimenti, dovesse dare esito negativo. Ed è così che si ottiene il progresso, chiedendosi il perché delle cose ed eventualmente mettendo in discussione precedenti teorie, mentre la loro cieca accettazione (appunto per fede) può portare solo all’immobilismo.


Gli scienziati non gli hanno insegnato a dubitare (come fanno loro) ma al contrario gli hanno insegnato a credere ciecamente. Era necessario per un discorso di ordine pubblico, lo capisco. Ciò che non avevano previsto, tuttavia, è il modo in cui Giorgio avreste esteso quel concetto. Una volta che si insegna a un individuo, fin dalla sua nascita, a fidarsi, spingendolo a rinunciare a comprendere cosa ci sia dietro, vagli poi a spiegare perché non debba fidarsi di un chiromante o di chi teme le scie chimiche? Se non gli vengono date le basi per distinguere l’attendibilità di due fonti diverse cosa deve fare? Credere ai mass media? Credere a chi urla di più? Si tratta ancora una volta di credere ciecamente, ma Giorgio è stufo di essere tirato per la giacca in mille direzioni diverse.


Per concludere questa mia riflessione manca ancora una cosa: cosa c’entra la parola “democrazia” in tutto questo? Perché nel titolo c’era anche quella, no?

Purtroppo è pensiero comune che sia una ristretta oligarchia di scienziati a determinare le regole, che siano loro a decidere cosa sia giusto cosa sia sbagliato, cosa faccia bene e cosa faccia male. La conseguenza diretta è che si sia portati a criticare questo metodo, perché nel 21° secolo ciò che non è democratico è anche antipatico. Si viene così spinti a cercare alternative, perché tanto uno vale l’altro. Perché tanto non mi fido comunque… ma intanto ci provo e le tento tutte.


Allora lasciatemi chiarire un banalissimo concetto.

La scienza non decide le regole, ma si limita a scoprire regole che già c’erano.

Le regole le ha stabilite l’Universo. E mi dispiace, ma si tratta di un dittatore assoluto. Se ne frega se volete la democrazia. Lui non la vuole. Fatevene una ragione: la velocità della luce non è stata scelta per alzata di mano!


Non potete scegliere, e nemmeno gli scienziati possono farlo.

Non dovete fare ciò che vi dicono gli scienziati per fede. Potrei dirvi che dovete farlo perché se aveste studiato scienza per anni, ora avreste la convinzione che sia giusto, e questo a prescindere da chi eravate prima di iniziare gli studi. A prescindere dal vostro carattere, dalle vostre esperienze, dai vostri pregiudizi. Perché è proprio questo il bello della scienza: è uguale per tutti. Ma a quel punto voi mi chiedereste chi vi assicura che io abbia ragione? E io, purtroppo, non potrei fare altro che dirvi di fidarvi.

Insomma, non se ne esce.


E se un tale vi dice che la terra è rotonda, non è che per “par condicio” dovete ascoltare anche quello che vi dice che la terra è piatta. Mi spiace, ma no. Non funziona così. In assenza di prove sperimentali una teoria non deve essere nemmeno valutata. Anche se la terra piatta potrebbe piacervi per mille ragioni, e darvi l’illusione di una vita migliore o più facile, magari. Dovete resistere alla tentazione delle emozioni e valutare sempre con la ragione, e ricordatevi che in una indagine di polizia, se in un caso di omicidio viene fuori che chi segue il caso è parente della vittima, il caso passa subito a qualcun altro. Ed è solo così che le cose funzionano correttamente.